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L'EDUCAZIONE ROMANA DELLE ORIGINI E IL MOS MAIORUM

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L'EDUCAZIONE ROMANA DELLE ORIGINI E IL MOS MAIORUM L'economia romana ha soprattutto un carattere agricolo e la sua società è dominata da un'aristocrazia di proprietari terrieri. In questa società delle origini predominano i valori di casa e famiglia. L'educazione non ha ancora bisogno di strutture come la scuola, ma l'educazione avviene all'interno della famiglia. Il sentimento a cui si viene educati è la pietas, in quanto rispetto per i genitori, la patria, le divinità, il legame con la propria terra, la dedizione al lavoro... Questo insieme di valori costituisce il mos maiorum. La prima educatrice è la madre, compiuti sette anni il bambino passa sotto la guida del padre, il pater familias. L'educatore è il genitore. Anche la prima alfabetizzazione viene fornita dal padre. A 14 anni i maschi indossano la toga praetexta e indossa nel corso di una cerimonia la toga libera. Per un anno ci si dedica al tirocinium fori e una volta assolt...

L'organizzazione scolastica romana (V-I sec. a.C)

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L'organizzazione scolastica romana (V-I sec. a.C) Sotto l'influsso della cultura greca, a Roma si sviluppa un sistema scolastico, organizzato in una scuola primaria, una scuola secondaria, uno studio avanzato destinato ai retori e una formazione tecnica. L'istruzione primaria comincia a 7 anni (Dopo l'istruzione ricevuta dalla famiglia). Il magister insegna a leggere e a scrivere. L'insegnamento del calcolo è svolta da un altro insegnante. Il livello di insegnamento è basso e con un frequente ricorso alle punizioni corporali. Le punizioni sono inflitte con la ferula, la scutica o la virga. L'istruzione secondaria(12-15 anni) accedono solo i ragazzi aristocratici che ricevono un'istruzione da parte di un grammaticus. le materie sono: Grammatica, logica, retorica, musica, astronomia, geometria, aritmetica e in seguito vengono aggiunte medicina e architettura. L'istruzione superiore viene impartita nelle scuole di retorica che seguono l'insegnam...

L'educazione come fatto sociale

Per i romani la vita sociale e politica è estremamente intensa. A seconda della loro condizione i cittadini romani godono di diritti politici, partecipano alle assemblee, rivestono cariche pubbliche, scendono in guerra. Per i Romani anche l'educazione è un fatto sociale, che integra gli individui nella vita della città: quindi ha un intento civico. Un cittadino romano deve sapersi comportare in modo adeguato di fronte alla collettività. L'educazione e la cultura romana più pratico e meno speculativo-filosofico rispetto al mondo greco.  I romani usano il termine educato per indicare la prima formazione finalizzata allo sviluppo delle attitudini fisiche, morali ed intellettuali, mentre la formazione culturale vera e proprio viene rimandata nei anni successivi.

Catone

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Catone e la difesa della tradizione contro la crisi repubblicana Dopo la seconda guerra punica ci sono dei cambiamenti nella società romana, Roma diventa una potenza marittima e commerciale. Anche l'educazione cambia. I figli delle famiglie ricche vengono affidati ad un servo o ad un libero istituto, il  pedagogus . Ci furono dei cambiamenti anche per quanto riguarda l' educazione femminile . Nelle famiglie più elevate le figlie vengono affidate ad un pedagogus per studiare canto e danza e imparare a dipingere. Le ragazze si sposano in età precoce, e passano dall'autorità del padre a quella del marito. Non tutti approvano questi cambiamenti, come per esempio  Marco Porcio Catone , console nel 194 a.C. viene chiamato  il Censore per tutte le critiche fatte alla società romana. Egli vuole recuperare la tradizione, nel padre l'educatore naturale dei propri figli, e così educa personalmente il proprio figlio. Ha raccolto i suoi insegnamenti di agricoltura, medicina e...
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ARISTOTELE: LA FORMAZIONE INTEGRALE E L'EDUCAZIONE DI STATO Aristotele privilegia l'analisi della realtà e le il suo pensiero etico-pedagogico si si esprime in due opere, "l'Etica Nicomachea" e la "Politica". Anche lui stabilisce uno stretto rapporto tra comportamento morale e felicità. L'educazione per Aristotele è essenzialmente educazione morale e secondo lui il valore più alto risiede nell'amore disinteressato per il sapere. Per Aristotele ci sono due tipi di virtù: -virtù dianoetiche, esercizio dell'intelligenza -virtù etiche, controllo delle passioni da parte della ragione Secondo lui si raggiunge la felicità solo quando le virtù sono espresse al più alto livello, e ciò richiede un'educazione adeguata e completa, riservata, secondo lui, innanzitutto ai cittadini liberi e solo ad un'élite  di essi. Secondo Aristotele nell'educazione degli uomini concorrono tre fattori: -natura: predisposizioni corporali e spirituali -cos...

Mito della caverna

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Il mito della caverna, raccontato nel libro VII della Repubblica. Il filosofo greco immagina che alcuni schiavi siano incatenati fin dall’infanzia in una caverna in modo tale da vederne solo il fondo, sul quale sono proiettate le ombre prodotte da statuette che vengono fatte passare alle loro spalle, al di sopra di un muretto, illuminate da un fuoco. Dalla loro posizione, gli schiavi non vedono le statuette e credono che le ombre siano l’unica e la vera realtà esistente. Un schiavo, però, si libera e riesce a vedere le statuette, fonte delle ombre; uscito dalla caverna, può capire, quando gli occhi si sono abituati alla luce, che a loro volta le statuette non sono la vera realtà, che è invece al di fuori della caverna. Ma, abbagliato dalla luce, non può vedere le cose subito: deve prima accontentarsi delle immagini riflesse nell’acqua, finché tutto gli appare più chiaro e può alzare lo sguardo addirittura al sole che tutto illumina. Lo schiavo, identificabile con Socrate non...

L'istruzione ad Atene

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Ad Atene si impone un modello educativo coerente con le istituzioni democratiche che si sono sviluppate e diverso da quello spartano. Ad Atene prevale il principio della Dike, della giustizia: la polis non è fondata sulla forza, ma sulla legge. L’ areté ad Atene coincide dunque con una vita condotta secondo giustizia. È Solone , legislatore vissuto tra il VII e il VI sec. a.C., a proporre questo ideale anche attraverso i suoi testi poetici: anzi, egli a Dike, la giustizia, sostituisce Eunomia, la buona legge, che egli stesso ha contribuito a introdurre ad Atene.  L’areté è intesa come virtù civica: una forma di rispetto e dedizione verso lo Stato e le leggi, considerati beni superiori da conservare con ogni sforzo. Quindi vengono coltivate, oltre all’educazione fisica e alla musica, come a Sparta, anche la lettura e la scrittura. La scuola è però per lo più privata. I ragazzi vengono accompagnati a scuola da uno schiavo, il pedagogo, letteralmente “colui che guida il fanci...